
Di Anne Doutriaux, Coordinatrice dei Programmi, Francia
Il Vangelo di questa domenica è pervaso dal caos e dalla confusione. Gesù viene tradito, consegnato, condannato, umiliato… La gente lo insulta, lo deride e lo giudica; il denaro passa di mano, solo per essere infine rifiutato perché è il prezzo del sangue. Che parli o rimanga in silenzio, nessuno comprende Gesù. Il suo atteggiamento solleva interrogativi e invita tutti alla riflessione. “Sei tu il re dei Giudei?”, chiede Pilato. “Tu lo dici”, risponde Gesù. Lui, che fu acclamato re entrando a Gerusalemme, porta un messaggio – quello di un Regno non di questo mondo – un messaggio che nessuno ascolta e che sfida ogni potere.
Qualcosa è in gioco per ognuno dei personaggi: i sacerdoti, gli scribi, Pilato… ma non è tutto. C’è anche una società: persone che detengono il potere e che sono determinate a non perderlo a favore di questo re.
Un amore infinito che trasforma il mondo
Quando guardo alla sofferenza del creato, alla sofferenza degli uomini e delle donne colpiti dalla crisi ecologica e sociale, e alla sofferenza di tutti coloro che si battono contro l’ingiustizia, penso a Cristo nella sua Passione. Egli è al loro fianco, in mezzo a loro. Soffre con loro, con noi.
Tutto questo odio e questa divisione possono condurre solo alla morte.
Ma questa non è la fine della storia. Donando la sua vita sulla croce, Gesù apre la porta a qualcos’altro: alla vita eterna.
Nel nostro mondo, fin troppo spesso pervaso dall’odio e dalla divisione, abbiamo una via da seguire sulle sue orme. Donando la sua vita, Gesù ci mostra la via: la via dell’amore, un amore infinito che trasforma. È una via che conduce alla vita eterna. E inizia nel cuore.
La Dilexit nos lo descrive:
Solo a partire dal cuore le nostre comunità riusciranno a unire le diverse intelligenze e volontà e a pacificarle affinché lo Spirito ci guidi come rete di fratelli, perché anche la pacificazione è compito del cuore. Il Cuore di Cristo è estasi, è uscita, è dono, è incontro. In Lui diventiamo capaci di relazionarci in modo sano e felice e di costruire in questo mondo il Regno d’amore e di giustizia. (DN 28)
È ritornando al cuore che possiamo unirci e superare le nostre divisioni. Possiamo agire insieme, sfidare tutte le strutture del peccato e dare un contributo concreto alla costruzione del Regno dell’amore e della giustizia nel nostro mondo. Iniziamo oggi stesso.
Anche se ci dicono che è impossibile
“È impossibile cambiare”: è un’argomentazione che sento spesso. Soprattutto quando si parla di sistema economico. Dobbiamo essere realisti, puntare a ciò che è realizzabile e, soprattutto, non mettere in discussione la logica della massimizzazione del profitto, dato che non c’è altro a cui aspirare.
Spesso mi ritrovo a ripetere, insieme alla Laudato Si’: “Le cose possono cambiare” (LS 13). Un’economia ecologica è possibile, come ci ricorda l’obiettivo Laudato Si’ di questa settimana: un’economia che riconosce di essere un sottosistema della società umana, integrata nella nostra casa comune.
Oggi ci sono tanti segnali di questo cambiamento. Tante voci si levano.
Penso al Vescovo Alminaza delle Filippine, che l’anno scorso è venuto a Parigi per confrontarsi con le principali banche durante la loro assemblea generale annuale. “Sono qui per dire loro: voi gioite dei vostri profitti, ma avete considerato il costo di questi profitti?”. Si riferiva all’impatto dei progetti di estrazione di combustibili fossili sulla biodiversità marina delle coste della sua diocesi e sulla vita dei pescatori che da essa dipendono. È una di quelle voci che si levano, invitandoci ad andare oltre la logica della ricerca del profitto economico per costruire qualcos’altro.
Penso a quelle 62 istituzioni religiose che l’anno scorso hanno deciso di non finanziare più progetti di estrazione di combustibili fossili con i loro fondi e che lo hanno annunciato pubblicamente durante la COP 30, il vertice sul clima.
Penso a tutte quelle persone che si stanno impegnando attivamente scrivendo alle proprie banche per chiedere se i loro soldi finanziano progetti di estrazione e mostrando solidarietà alle persone colpite da questi progetti, che si trovino dall’altra parte del mondo o proprio qui, nelle nostre comunità.
Hanno accettato di aprire i loro cuori e di lasciarsi commuovere dalla sofferenza del mondo. E hanno deciso di prendere un impegno proprio lì dove si trovano. Ciò che portano dentro di sé, e il modo in cui lo portano, offre al mondo un assaggio del Regno.
Il loro esempio invita ciascuno di noi a riflettere: In che modo le mie scelte, unite all’amore altruistico di Cristo, possono contribuire a costruire una società fondata sulla cura, la giustizia e la pace con il creato e tra di noi?





