Dott.ssa Lorna Gold, Direttrice Esecutiva, Movimento Laudato Si’

Sono appena tornata da tre giorni intensi e pieni di speranza a Castel Gandolfo, poco fuori Roma. È stato uno di quei momenti in cui diversi filoni di vita, lavoro e fede sembrano improvvisamente intrecciarsi in una storia più ampia.
Questa settimana si sono svolti lì due importanti incontri: l’Assemblea Generale del Movimento dei Focolari e l’incontro inaugurale dell’Alleanza Globale per la Laudato Si’.

Entrambi gli eventi, in modi diversi, indicavano la stessa realtà emergente: una crescente convergenza all’interno della Chiesa Cattolica attorno alla visione dell’ecologia integrale.
E per me, personalmente, è stato come un ritorno a casa.
Un posto che continua a riapparire
Il mio legame con Castel Gandolfo risale a quasi quarant’anni fa.
Ho visitato per la prima volta il Centro Mariapoli, il centro internazionale del Movimento dei Focolari, quando avevo solo quindici anni. Come molti che vi hanno trascorso del tempo, mi sono innamorato della bellezza Lago di Albano, dei giardini tranquilli e dell’atmosfera di riflessione e preghiera.
Negli ultimi anni, tuttavia, ho iniziato a visitarlo meno spesso. Il mio lavoro si è mosso in direzioni diverse e, durante il pontificato di Papa Francesco, la residenza estiva papale è rimasta in gran parte inutilizzata.
Ma negli ultimi anni, qualcosa di straordinario ha iniziato ad accadere.
Diversi sviluppi – quasi come tessere di un puzzle – hanno iniziato a convergere a Castel Gandolfo.
Una delle più significative è la creazione del Borgo Laudato Si’, un centro culturale ed educativo istituito dal Vaticano negli storici giardini papali. È concepito come luogo di formazione, dialogo e incontro incentrato sull’ecologia integrale e sulla cura della nostra casa comune.
Allo stesso tempo, Papa Leone XIV ha ripreso le visite regolari a Castel Gandolfo, trascorrendo ogni settimana del tempo nei giardini Laudato Si’ per pregare, riflettere e riposare.
Nel frattempo, il mio percorso personale – attraverso il Movimento Laudato Si’ e la rinnovata collaborazione con il Movimento dei Focolari – mi ha riportato sempre più lì.
L’anno scorso questa convergenza è diventata visibile quando i Focolari hanno co-ospitato la conferenza Aumentare la Speranza a Castel Gandolfo, alla presenza del Papa. Quell’incontro ha riunito leader della Chiesa e attivisti per il clima per esplorare come la Chiesa potesse rispondere con più coraggio alla crisi climatica.
Quindi, tornando questa settimana, ho avuto quasi la sensazione che diverse strade – personali, ecclesiali e istituzionali – conducessero tutte allo stesso luogo.
Pace, unità e crisi ecologica

Il primo evento a cui ho partecipato è stata l’Assemblea Generale del Movimento dei Focolari, che si tiene ogni cinque anni.
L’Assemblea definisce la direzione della vita e della missione del movimento per il periodo successivo, eleggendo la leadership e discernendo le priorità. Sono stata invitata a parlare del rapporto tra pace, unità ed ecologia integrale.
Per me, non si trattava semplicemente di una questione teorica. Era profondamente personale.
Crescendo, la mia famiglia ha vissuto profonde sofferenze: la morte di mio padre quando eravamo piccoli e, in seguito, un incendio devastante nella nostra casa. In quegli anni, mia madre ha trovato forza e guarigione nella spiritualità dei Focolari, in particolare nel suo messaggio centrale: il carisma dell’unità.
Questo carisma tradizionalmente si concentra sulla riconciliazione tra le persone, costruendo una “nuova umanità” radicata nella fraternità e nell’amore.
Ma oggi ci troviamo di fronte a un’altra profonda frattura: la rottura del rapporto tra umanità e creato.
Il mio messaggio all’Assemblea è stato semplice ma impegnativo.
La chiamata all’unità e la chiamata alla conversione ecologica non sono missioni separate. Sono la stessa chiamata. Non può esserci pace duratura tra i popoli se rimaniamo in guerra con la Terra.
Non può esserci riconciliazione tra le nazioni se i sistemi ecologici che sostengono la vita stanno crollando.
L’ecologia integrale ci ricorda che tutto è interconnesso.
La cura del creato non è quindi solo una questione tra tante. È il terreno comune su cui costruire una nuova solidarietà globale.
È stato incoraggiante constatare che il messaggio ha trovato riscontro. Molti partecipanti mi hanno contattato in seguito per raccontarmi come le loro comunità si stessero già impegnando con il Movimento Laudato Si’, dall’Africa all’Oceania all’America Latina.
Quella silenziosa rete di collaborazione sta già crescendo.
Le università e la prossima fase della Laudato Si’
Il secondo evento si è svolto proprio nel Borgo Laudato Si’: l’incontro inaugurale della Global Alliance for Laudato Si’, (l’Alleanza Globale per la Laudato Si’) un’iniziativa universitaria che riunisce istituzioni accademiche cattoliche per promuovere la ricerca e l’azione in materia di ecologia integrale.
Erano rappresentate università provenienti da Stati Uniti, America Latina, Africa ed Europa, con l’Università di Notre Dame in un ruolo chiave di coordinamento.
La domanda centrale esplorata era semplice:
Quale valore aggiunto potrebbe apportare questa rete globale di fronte a una policrisi?
Per me, la risposta risiede in un nuovo tipo di collaborazione: una collaborazione radicale.
La crisi ecologica non può essere risolta solo dalla scienza, né solo dalla spiritualità. Richiede un’integrazione di conoscenze tecnologiche, riflessione etica, mobilitazione sociale e cambiamento istituzionale.
Le università si trovano in una posizione privilegiata per contribuire a unire queste dimensioni.
Durante l’incontro, ero accompagnata da Alonso de Llanes, Direttore della Piattaforma di Iniziative Laudato Si’, che ha condiviso una notizia incoraggiante: sono già 263 le università cattoliche iscritte alla piattaforma, impegnate a raggiungere una sostenibilità ecologica completa nelle loro attività, nella didattica e nel coinvolgimento della comunità.
Si tratta di una base notevole.
Ma la vera opportunità sta nell’estendere questa trasformazione all’intero settore dell’istruzione superiore cattolica.
Due idee in particolare si sono distinte.
Università che danno il buon esempio
Questa iniziativa non dovrebbe limitarsi ai consorzi di ricerca o alle pubblicazioni accademiche.
Anche le università cattoliche devono diventare laboratori viventi di ecologia integrale, trasformando i propri investimenti, i sistemi energetici, l’uso del territorio, le strutture di governance e i programmi di studio.
La leadership basata sull’esempio è molto più efficace della sola teoria.
Formazione su scala
Un’altra strada promettente è quella di collegare le risorse universitarie con programmi di formazione di base come il corso Animatori Laudato Si’.
Le università potrebbero contribuire a fornire percorsi formativi accreditati, ad approfondire la formazione teologica e scientifica e ad ampliare l’accesso alla formazione in tutto il mondo.
Questo potrebbe dare una spinta significativa al movimento per la conversione ecologica all’interno della Chiesa.
Una casa per il crescente ecosistema della Laudato Si’
La posizione stessa del Borgo Laudato Si’ rafforza questa visione.
Negli ultimi anni ho visitato il sito diverse volte, osservandolo prendere gradualmente forma. Ciò che sta emergendo è molto più di un semplice e splendido centro congressi.
Sembra sempre più un luogo d’incontro per un vasto ecosistema globale di iniziative ispirate alla Laudato Si’.
Ordini religiosi, università, movimenti di base, parrocchie e comunità locali hanno tutti un ruolo da svolgere. Se questi diversi attori riuscissero a trovare spazi di incontro, dialogo e cooperazione, potrebbe emergere qualcosa di potente.
La Chiesa Cattolica è una comunità globale di 1,2 miliardi di persone, con una vasta influenza istituzionale attraverso scuole, università, diocesi, ospedali e organizzazioni sociali.
Se queste istituzioni iniziassero ad allinearsi attorno a un impegno condiviso per la conversione ecologica, il potenziale impatto sarebbe enorme.
Non solo all’interno della Chiesa stessa, ma anche nella definizione delle politiche pubbliche, delle priorità economiche e dei valori culturali.
Un’eredità degna di nota
Mentre si avvicina il primo anniversario della morte di Papa Francesco, il 21 aprile, vale la pena riflettere sull’eredità della sua enciclica fondamentale, la Laudato Si’. Il documento non è mai stato concepito per rimanere un semplice testo. Era un appello alla trasformazione.
Ciò che ho percepito a Castel Gandolfo questa settimana è stata la nascita di qualcosa che potrebbe portare avanti quell’appello: un’ampia collaborazione di istituzioni, movimenti e leader impegnati a rendere l’ecologia integrale una realtà vissuta.
Non come una preoccupazione opzionale, ma come espressione centrale della fede cristiana. Dopotutto, la vocazione cristiana è sempre stata chiara: essere custodi del creato di Dio e guardiani della nostra casa comune.
E forse non è un caso che questo nuovo capitolo inizi in un luogo da tempo associato al riposo, alla riflessione e al rinnovamento. Per ora, almeno, sembra che molte strade conducano a Castel Gandolfo.





