
Pierre Dallaporta è a capo del dipartimento di edilizia e costruzioni della Diocesi di Marsiglia, una diocesi storica con un importante patrimonio immobiliare. Architetto e ingegnere di formazione, sposato e padre di quattro figli, si occupa del patrimonio immobiliare della diocesi da otto anni.
La sua scelta non convenzionale è pienamente in linea con la visione della Laudato Si’: dare nuova vita agli edifici inutilizzati trovando, se necessario, nuovi usi per essi. Lo abbiamo intervistato nell’ambito della campagna Europe Be Faithful For Our Common Home.
Questa storia illustra come la Chiesa cattolica, in una città simbolica come Marsiglia, situata nel cuore del Mediterraneo, dimostri il suo impegno per le questioni ambientali assumendosi dei rischi e dialogando con la società civile attraverso i propri progetti di costruzione.

C’è stato un momento decisivo, un incontro o la lettura dell’enciclica Laudato Si’ che ha fatto nascere questo impegno per la gestione sostenibile del patrimonio della Chiesa?
Le mie radici ambientaliste affondano nel passato. Derivano principalmente dalla mia famiglia e sono strettamente legate agli Scout di Francia, un movimento di cui faccio parte da molti anni e dove ora i miei figli crescono e prosperano. Professionalmente, fin dai miei studi di architettura e ingegneria, ho scelto di specializzarmi nell’edilizia sostenibile.
Oggi, il mio lavoro nella diocesi è semplicemente la convergenza delle mie competenze tecniche e delle mie profonde convinzioni. In questo contesto, la pubblicazione dell’enciclica Laudato Si’ è stata una boccata d’aria fresca. Lavorare all’interno della Chiesa con un testo papale così potente ci conferisce grande legittimità per sfidare lo status quo e costruire in modi nuovi.
Quali passi concreti ha intrapreso la diocesi sul territorio? In termini di ristrutturazioni, progetti pilota o gestione sostenibile, quali iniziative sono già in atto?
Per orientare i nostri sforzi, nel 2022 ho redatto una Carta per la Ristrutturazione finalizzata alla Gestione Eco-Responsabile del Patrimonio Immobiliare. Traendo ispirazione da pratiche già esistenti, ho voluto andare oltre il semplice abbassamento del riscaldamento in inverno e adottare un approccio globale. Questa Carta si basa su tre pilastri: l’enciclica Laudato Si’, il marchio Green Church e un adattamento unico di la regola delle 5R (Rifiutare, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare, Restituire alla Terra) applicata all’intero portafoglio edilizio.
Ecco come si traduce in pratica:
1. Modestia nel settore immobiliare e una prospettiva a lungo termine
Prima di discutere di progetti edilizi, ci chiediamo se siano necessari: possiamo rifiutare un edificio che non ha alcuna utilità? Possiamo ridurre la superficie occupata condividendo gli spazi parrocchiali e promuovendo l’uso condiviso?
In materia di energia, stiamo riscoprendo il valore della moderazione, soprattutto di fronte al caldo intenso di Marsiglia, evitando l’aria condizionata artificiale, che crea isole di calore urbane. Soprattutto, stiamo reintroducendo una “prospettiva a lungo termine” nelle nostre decisioni politiche ed economiche.
Ad esempio, è meglio investire in finestre in legno di alta qualità – che costano un po’ di più ma dureranno per decenni – piuttosto che optare per la plastica, che è una soluzione a breve termine.
2. La Chiesa come cittadina della città (Biodiversità e Natura)
Il patrimonio ecclesiastico riveste un grande valore simbolico per tutti i residenti, cristiani e non. Ci impegniamo a preservare i nostri spazi verdi, così rari a Marsiglia. Stiamo lavorando per ripristinare la permeabilità del suolo, piantare vegetazione nei nostri cortili e promuovere la biodiversità locale, al fine di contribuire attivamente alla trasformazione della città.
3. Un piano da 30-50 milioni di euro: dagli immobili sfitti alle abitazioni
Marsiglia sta affrontando una grave crisi abitativa. Data la cronica carenza di fondi della diocesi, la politica consolidata è stata quella di vendere i nostri immobili al miglior offerente, spesso a costruttori con l’unico scopo del profitto.
Abbiamo invertito questa tendenza: con l’aiuto delle banche, stiamo investendo ingenti somme (tra i 30 e i 50 milioni di euro) per ristrutturare i nostri edifici sfitti al fine di generare un reddito da locazione stabile, rispondendo al contempo alle esigenze delle comunità locali. Attualmente abbiamo sei importanti progetti di questo tipo (ciascuno del costo di 2-3 milioni di euro). A seconda delle necessità individuate dalle parrocchie, questi spazi vengono convertiti in alloggi, centri medici, spazi comunitari o asili nido.
- L’esempio della Parrocchia dell’Immacolata Concezione (12° arrondissement): Abbiamo appena completato questo progetto alla fine di marzo 2026. La parrocchia contava pochissimi parrocchiani e la chiesa presentava gravi problemi strutturali, ma non c’era il budget per risolverli. Abbiamo restaurato la chiesa e trasformato i 1.000 m² di spazio parrocchiale inutilizzato in 13 splendide residenze private, ricreando al contempo uno spazio funzionale per la comunità.
4. L’economia circolare in azione
In questi cantieri, adottiamo un approccio rigoroso nella selezione dei materiali. Gestendo più progetti contemporaneamente, ci assicuriamo che le risorse vengano riutilizzate: ricicliamo le tegole per creare pavimenti interni o le frantumiamo per costruire terrazze. Questo è il vero significato dell’edilizia sostenibile: creare qualcosa di bello e duraturo, prendendoci cura delle persone che vi abiteranno.
Avete una storia stimolante da raccontare proveniente dai vostri cantieri?
“La prima cosa che mi viene in mente è il progetto di Sainte-Marthe nel XIV arrondissement di Marsiglia, dove stiamo trasformando una sala parrocchiale in alloggi. Fin dall’inizio, il progetto era già molto ambizioso dal punto di vista ambientale. Ma il team di architetti e costruttori voleva spingersi ancora oltre.
Per rispettare il permesso di costruzione, dovevamo scavare un bacino di ritenzione. Il team mi ha detto: “Non possiamo semplicemente buttare via quella terra! Facciamoci dei mattoni!” Inizialmente, ho dovuto rifiutare per motivi di budget. Ma il loro impegno a preservare la nostra casa comune era così forte che ci hanno riproposto la cosa qualche settimana dopo. Avevano riorganizzato il budget e pianificato un progetto partecipativo con specialisti in terra cruda!
Oggi, questo cantiere riutilizza paglia, legno, terra e tutti i materiali di recupero. È incredibilmente gratificante: è in corso la stesura di un libro e il progetto è diventato una vetrina per l’edilizia sostenibile. Riceviamo visitatori ogni due settimane (rappresentanti della Regione, dell’Agenzia statale per l’ambiente e la gestione energetica, professionisti dell’edilizia sociale, enti di certificazione della sostenibilità) e persino la stampa specializzata si sta interessando. Questo dimostra che un approccio virtuoso genera un circolo virtuoso e, soprattutto, trasmette un potente messaggio di speranza.”
Intervista di Maria Chiara De Lorenzo









